Dan Miller

 
Nell’opera di Dan Miller (Castro Valley, California, 1961), numeri e parole si sovrappongono fino a diventare incomprensibili, illeggibili, un’immagine astratta meravigliosa che ricorda gli overall painting di Pollock e i tratti decisi di Cy Towmbly. ​Sin dai primi lavori, realizzati da bambino, Miller utilizza i materiali che ha a disposizione: inchiostro, pennarelli e matite, come unici mezzi di comunicazione alla sua portata. ​​Affetto da disturbi autistici, perde fin da piccolo il contatto con la realtà esterna per rifugiarsi nel suo mondo interiore.​ Nel 1988, dopo gli studi, entra a far parte del Creative Growth Art Center ​di​ Oakland ​(​California​) che offre un terreno propizio alla creatività delle persone con difficoltà psicologiche​. Con un gesto ripetitivo, quasi meccanico esprime sulla carta il suo mondo interiore, le sue emozioni, i suoi stati d’animo. Torna sul segno più e più volte, fino a cancellarlo, talvolta completamente. Il risultato che ne ottiene è una mappa dell’anima, una poesia visiva straordinaria. Le sue opere rivelano una forza dinamica che sembra prendere vita in lettere, numeri e immagini. E anche l’ossessione per gli oggetti più comuni quali lampade, prese elettriche ​(che ha potuto vedere nella ferramenta dello zio), prodotti alimentari​ o ancora nomi di battesimo delle persone che ha quotidianamente intorno​. Presente alla 57esima edizione della Biennale di Venezia, nella mostra “Viva Arte Viva” firmata da Christin Macel, i lavori di Miller si trovano nelle collezioni di alcuni tra i più importanti musei e gallerie del mondo tra cui il Museum of Modern Art di New York, la Collection de l’Art Brut di di Losanna e lo Smithsonian American Art Museum. ​

I commenti sono chiusi