Pietro Ghizzardi

Nato a Viadana (Mantova) nel 1906, da una famiglia contadina di origini umili, Pietro Ghizzardi porta fin da subito nella sua pittura l’impronta della vita dura dell’agricoltore. I suoi genitori sono costretti a spostarsi spesso in cerca di lavoro e il piccolo Pietro, di salute cagionevole, soffre questi continui trasferimenti con il risultato di uno scarso rendimento scolastico. Nel 1931 la famiglia si stabilisce a Boretto (Reggio Emilia). Venti anni dopo, la grande alluvione del Po segna una svolta nella sua vita: l’autore decide di dedicarsi completamente all’arte e alla stesura della sua autobiografia (“Mi richordo anchora”, pubblicata da Einaudi con note di Cesare Zavattini nel 1976 che vince il “Premio letterario Viareggio” nel ’77). Dipingere è per lui un modo di godersi la vita, di ritrarre la sua inconscia attrazione verso l’universo femminile. Ghizzardi disegna su cartoni di recupero, da ambo le parti, utilizzando materiali non convenzionali, carbone, mattone tritato, terre, bacche ed erbe. Pietro ritrae i suoi familiari, immagini di santi, animali selvatici ma soprattutto di donne, spesso ispirandosi alle dive del cinema. Muore nel 1986.